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Tre donne

: monica demuru


da Katherine Mansfield, Ingeborg Bacmann, Alice Munro

voce di Monica Demuru
a cura di Daria Deflorian
collaborazione artistica Andrea Pizzalis

per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura

Monica Demuru legge tre autrici lontane per collocazione geografica ed esiti stilistici ma anche massima espressione letteraria di uno sguardo e una voce particolari sull’universo femminile impostosi faticosamente durante il secolo scorso e oggi risonanti e vivi.

 

Katherine Mansfield, Pura felicità (1918), nella omonima raccolta, Ingeborg Bachmann, Occhi felici, in “Tre sentieri per il lago” (1972), Alice Munro, Le bambine restano, in “Il sogno di mia madre” (1998). Tre figure femminili in primo piano, di cui vogliamo restituire l’eternità del loro fluire tra vita sociale e anima, tra condizionamenti e spirito libero. Al centro di ognuna di queste storie c’è infatti una donna colta in una piccola o grande crisi, un’incrinatura dello scorrere del tempo che ne illumina luci ed ombre. Realizzazione personale, rapporto con gli uomini, tradimenti e prezzi da pagare.

 

“Un sentimento di pura felicità – felicità assoluta! – come se uno, di colpo, avesse inghiottito un frammento di quel sole.” Ci sono scritture che corrono al margine dell’esistenza, e ne costituiscono l’essenza. Scritture cosparse di scorie di vita che brucia. Scritture che del dolore del vivere colgono la fiamma abbagliante. E bruciano chi legge. Così ha scritto Nadia Fusini, parlando di Katherine Mansfield, magnifica narratrice, di cui solo in tempi recenti è iniziata una vera riscoperta in Italia.

 

Mezzo secolo dopo la sua tragica morte a Roma all’età di 47 anni, l’influenza di Ingeborg Bachmann rimane immensa. Diventata famosa fin da giovanissima per le sue poesie, è stata anche una grande scrittrice di romanzi e soprattutto di racconti brevi. Il premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek ha detto parlando di lei: “ha descritto con mezzi radicalmente poetici la continuazione della guerra, della tortura, dell’annientamento nella società, all’interno delle relazioni tra uomini e donne”.

 

Alice Munro, la grande scrittrice canadese, Premio Nobel per la letteratura, “è interessata sia al tessuto delle normalità sia al colpo di forbici che lo taglia di netto”, come ha scritto Antonia Byatt, ma forse va detto più precisamente che il colpo di forbici, nella visione di Munro, è parte della normalità. Nelle storie di Munro è spesso presente un “costi quel che costi”, che ha per prezzo la solitudine, dopo che le sue protagoniste hanno patito l’umanissima e straziante illusione dell’amore e del sesso.

 

 

© Andrea Pizzalis